Mio Egregio Signore ed Amico,

Se non ho riscritto prima d'ora,voglia attribuirlo alle brighe degli esami, che per quindici giorni assorbirono tutto il mio tempo. Oggi finalmente mi trovo libero e penso con gran piacere ai due mesi e mezzo di cui posso disporre come più mi garba. Soddisfo dunque al mio debito, e rispondo alla domanda che Ella mi mosse. Le parole dell'articolo mio non alludono propriamente alla Morte e alla Vendetta di Tristano, ma sì ad altre scritture di vario genere che si contengono nel codice ambrosiano. Peraltro già da un pezzo ho trascritto con intenzione di pubblicarli anche quei due poemetti, che a mio giudizio furono toscani un tempo e acquistarono forma settentrionale solo in grazia della trasmissione di bocca in bocca, o piuttosto di manoscritto in manoscritto. Il mio pensiero sarebbe di restituirli per quanto si possa alla loro condizione primitiva, stampando, se apparirà opportuno, a fronte colla sostituzione, anche il testo quale è recato dal codice. Pubblicare questo solo non mi sembrerebbe convenevole; i versi sono stroppiati troppo barbaramente perchè si possano dire leggibili. Del resto Ella saprà che la maggior parte dei due poemetti venne già in luce nel secondo volume della Tavola Rotonda che il Polidori curò per la Collezione bolognese di opere inedite e rare. Quel medesimo lavoro di trasformazione a cui intendo sottoporre questi cantari ho già compiuto da anni per un altro che trassi da un codice di proprietà privata per gentile concessione del possessore. Da gran tempo avrebbe ad essere stampato e la prefazione era già pronta; ma ora un impedimento, ora un altro mi costrinsero sempre a rimandare la cosa da un mese all'altro. In fondo non ne sono malcontento, giacchè potrò così rimediare io stesso ad una parte delle magagne. Tra poco invece potrà uscire un volume contenente altre due narrazioni cavalleresche in ottava rima, che essendo tolte da codici toscani non ebbero bisogno che di correzioni lievissime. Il testo è stampato; manca ancora la prefazione. Le ho detto quali siano le mie intenzioni; ma fino a che un proposito non è eseguito può sempre accadere che si abbandoni o che si modifichi. Intanto gradirei che a tutto Suo comodo Ella mi manifestasse una cosa di cui mi è nato il sospetto: se cioè a Lei pure sia venuto il pensiero di ripubblicare la Morte e la Vendetta. Questa sarebbe già una causa più che sufficiente perchè io non pensassi più a mandare ad effetto il mio disegno. Che le bozze dell'articolo abbiano a tardare non importa; tra una decina di giorni io lascierò forse Milano, ma naturalmente disporrò in modo che le corrispondenze mi siano respinte regolarmente. Vado a Sondrio, mio paese natale, per godere la montagna e la compagnia di una parte dei miei parenti.

La ringrazio dell'aver dato luogo in uno stesso numero e al testo e all'introduzione, e insieme la ringrazio del giudizio benevolo che Ella porta del lavoruccio. Certo sarò ben lieto che i lettori giudichio allo stesso modo; ma non posso rattenermi dal temere che essi siano per essere ben più severi. Mi creda colla più sincera stima ed amicizia Suo de.mo
Pio Rajna

Info

Mittente: Pio Rajna
Destinatario: Ernesto Monaci
Data: 26 Luglio 1873

Fonte: Fondo Monaci, busta n° 22. Società Filologica Romana. Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali. Università Sapienza di Roma.

Trascrizione: Maria Teresa Rachetta
Codifica: Arianna Calcagnini

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